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We Think 2018 – last days @ Las Vegas

Day 3 – When we learn “how” to Think

 

La potenza non è nulla senza controllo. Così una visione rimane solo una teoria se non è supportata da un piano di implementazione. E il nostro 3° giorno qui a Las Vegas scongiura proprio questa eventualità. Se ieri era stato un fiammifero per la benzina dell’immaginazione, oggi la ricerca di IBM mostra tutti i suoi muscoli. Il tema del giorno è il “come”: i passi concreti per arrivare a realizzare gli scenari che ieri ci avevano lasciati a bocca aperta.

 

Scegliamo di seguire il track di conferenze del team IBM Q, il reparto responsabile dello  sviluppo quantico.

 

La prima sessione, tenuta dalla giovanissima dottoressa Pointing del MIT, nel Mini Theatre del Mandalay Bay, ci introduce alle dinamiche del mondo dei quanti. Grazie a brillanti ed intuitive analogie: un qbit diventa una ciambella con un lato soffice e un altro caramellato. Il suo stato di sovrapposizione si trasforma in un peluche a forma di ciambella, appunto, che gira su se stesso per rappresentare la coesistenza di due stati sovrapposti in contemporanea. E il collasso probabilistico in uno stato osservabile viene parafrasato con l’arresto del peluche in rotazione su se stesso. Questa volta restiamo strabiliati. Più di tutto dalla facilità con cui veniamo accompagnati in uno dei mondi più complessi della ricerca dell’industria in cui lavoriamo!

 

Magia per il grande pubblico

 

Entusiasti per le nuove competenze teoriche appena acquisite decidiamo di saltare il pranzo e di rimanere seduti nel Mini Theatre per seguire la conferenza successiva. Entreremo nel concreto dell’applicazione di questi fenomeni fisici per la realizzazione di processori quantici e relative applicazioni software. Già, perché si parla proprio di applicazioni per il grande pubblico. IBM vuole offrire sulla sua piattaforma cloud un’interfaccia visuale di programmazione (e un’SDK Python, QSKIT, per chi desidera scendere a un livello più basso) per eseguire esperimenti sul computer quantico che si trova all’interno del Watson Research Center di New York.

 

 

Building Cognitive Applications – IBM, Think 2018

 

 

 

È incredibile pensare che, con la semplice interazione del drag & drop di un box in un canvas del browser, delle microonde penetrano nell’involucro (mantenuto pressoché allo zero assoluto) in cui si trova il chip quantico di questo computer di nuova concezione. E così facendo scatenano le reazioni fisiche che portano il materiale superconduttivo a risolvere problemi teoricamente inattaccabili per via della loro natura esponenziale. Certo, le applicazioni di questa tecnologia sono ad oggi limitate dall’immaturità dell’implementazione. Ma gli orizzonti appaiono concreti e innegabilmente eccitanti, specialmente per un campo come quello del Deep learning.

 

In circa 1h ci viene fatta una carrellata delle tecniche fisiche utilizzate per realizzare questi processori quantici. E sul finire della conferenza il relatore apre il browser per dimostrare in tempo reale la realizzazione di uno stato di sovrapposizione attraverso la piattaforma cloud di cui parlavo poco prima. È veramente qualcosa di straordinario! E so bene che le parole che ho scritto non bastano nemmeno lontanamente a dare un’idea dei concetti esposti, ma spero che almeno comunichino la sensazione di sconcerto di fronte all’avanzare di tecnologie talmente rivoluzionarie da sembrare magia!

 

IBM, “How watson works” – Think 2018, Las Vegas

 

 

How Watson works

 

 

Riempiamo le agende di Energy Way di appunti e dubbi su cui confrontarci nel primo momento libero. Ovvero dopo la concretissima conferenza “How Watson works” tenuta direttamente dal CTO di IBM Cloud. Per chi ha partecipato a questo evento, la parola “Watson” è qualcosa in cui non è possibile non incappare. Ne abbiamo sentito parlare continuamente e ne abbiamo sperimentato molteplici applicazioni (visione artificiale, chatbot, anomaly detection, data analysis, text analysis…), ma ancora non ci è stato chiarito nulla riguardo la sua architettura interna. Questo è finalmente il momento buono per entrare all’interno dei suoi ingranaggi. Meccanismi che si dimostrano molto più familiari di quanto le buzzword non comunichino al primo impatto.

 

Watson è una piattaforma cloud composta da diversi modelli e tecnologie che usiamo tutti i giorni. Il tutto orchestrato da un mix efficiente di ingegneria del software e algoritmi di intelligenza artificiale (ma non solo! Con molto piacere ritroviamo tecniche statistiche tanto classiche quanto potenti, tralasciate dalle press release solo perché “poco trendy”). È un piacere immenso fare chiarezza nella confusione visionaria in cui ci aveva gettato il giorno prima. L’ingegnere che è in noi (Alberto, matematico, non me ne abbia) tira un sospiro di sollievo: non sono solo parole, ma anche numeri e concretissimi bit! Con una rapida demo ci viene mostrato come allenare il proprio Watson personale, per mettere a disposizione della propria azienda la potenza di elaborazione di questa piattaforma e sbloccare il potenziale nascosto dei dati di cui parlavamo ieri.

 

Dopo esserci registrati sul portale cloud di IBM ci concediamo il primo pasto della giornata, in attesa di spegnere il cervello con il concerto serale dei Chainsmokers. Questo duo internazionale di dj si esibirà all’MGM Grand Arena alle 20.30. Corriamo in fretta all’albergo per appoggiare lo zaino e cambiarci (confesso con un po’ di vergogna di aver messo in testa il cappellino più appariscente possibile con la scritta “Las Vegas” a tinte arancioni e caratteri giganteschi). Dopo pochi minuti veniamo travolti dai bassi devastanti del duo statunitense! Fa sorridere vedere manager, executive, ricercatori e sviluppatori alzare le mani al ritmo di esplosioni da casse JBL altre tre metri! Non saprei trovare un modo migliore per comunicare l’euforia che questi giorni di innovazione hanno portato ai partecipanti: drop the bass!

 


 

Last (Day) but not Least

 

La mattina dell’ultimo giorno porta con sé l’energia rinnovata dello sprint finale. Complice il fatto che oggi i lavori si chiuderanno alle 14.00. Abbiamo così la prospettiva di avere tempo per mettere ordine ai pensieri e riposare. Prendendo l’ascensore verso la lobby dell’albergo sentiamo davvero di essere quasi arrivati alla meta e vogliamo dedicare la mezza giornata che ci aspetta a risolvere alcune questioni rimaste in sospeso. Prima su tutte l’implementazione di applicazioni su IBM Blockchain. In fondo, dopo la full immersion di ieri nel mondo del quantum computing, ci sembra una sfida più che affrontabile.

 

Il primo talk che seguiamo fornisce una prospettiva di alto livello sui concetti generali della blockchain e di come si possa sfruttare per l’interazione di diversi agenti in un contesto in cui non è possibile o desiderabile applicare un controllo centralizzato. Come potevamo aspettarci dal titolo, sebbene ripassare sia sempre utile, le domande rimaste aperte sono ancora tante. Decidiamo così di cambiare il nostro piano della giornata in corso d’opera: invece che seguire altre conferenze ci dirigiamo verso la DevZone. Qui in occasione della conclusione dell’evento, è stato organizzato un numero eccezionale di sessioni Meet The Experts, in cui è possibile rivolgere qualsiasi domanda agli esperti di un argomento. Gli sviluppatori della IBM si dimostrano eccezionali e disponibilissimi, rimanendo a nostra disposizione ben oltre i pochi minuti concessi e dimostrandoci passo per passo sui loro computer le materie soggetto di approfondimento. L’approccio attivo di questo format ci piace moltissimo e non ci pentiamo di aver saltato le dueconferenze che avevamo programmato di seguire. Questo perché, come di rito ormai, i nostri taccuini si riempiono di note, chiarimenti e appunti che percepiamo come un vero e proprio tesoro da portare a casa. Verso l’ora di pranzo il carrello con il cibo ci si ferma accanto e cogliamo l’occasione per rovinare la pausa degli esperti continuando il nostro terzo grado accompagnati da un chicken wrap e una coca.

 

Nel bel mezzo della sessione, che ormai è diventata un’amichevole chiacchierata, ci annunciano che è ora di abbandonare le sale convegni del Mandalay Bay.

Mentre le porte si chiudono alle nostre spalle per una volta non parliamo di quello che abbiamo fatto durante la mattinata e ci teniamo per noi le riflessioni, ci sarà tempo di scambiarci i pareri, ma adesso ci aspetta una Dodge Challenger all’Alamo dell’aeroporto: la Blockchain può attendere, ma il Grand Canyon no.

 

 

Gran Canyon, USA, Arizona